stacks_image_B541D1BC-E93C-4112-9E44-B7A3AE5C4641
stacks_image_CDD2D18B-C50C-461F-8750-EBC90C22AAEA
LA MUAY THAIè un’ Arte millenaria che si perde nella notte dei tempi, risalente a circa 2000 anni a.c.

Il popolo Thai, storicamente, ha dovuto lottare per affermare e difendere la propria unità nazionale, e questo stato di guerra pressoché costante ha creato un forte legame tra il popolo e la casa reale. I sovrani davano sempre molto vigore alle forme locali di lotta e senza armi, e ne è un caso la pubblicazione del più famoso manuale di Muay Thai – noto come Chuppasart – che divenne il testo ufficiale per tutti i guerrieri siamesi rendendo le tecniche della Muay Thai disponibili a tutti, anche se quest’arte ha continuato a svilupparsi fino ai nostri giorni. Dal punto di vista tecnico i combattimenti, fino ai primi del 1900, erano profondamente diversi da quelli odierni includendo oltre ai colpi di gomito, di calcio, di ginocchio e di testa anche gli strangolamenti e le lussazioni. Con il passare del tempo, e soprattutto dal 1930 la Muay Thai subì un grosso cambiamento adottando nuovi regolamenti introducendo l’uso del ring, dei guantoni e delle categorie di peso. Attualmente l’ organizzazione mondiale che regola la Muay Thai, riconosciuta dal GAISF – CIO, enti supremi dei giochi Olimpici, e l’IFMA WMC E’ ormai opinione ampiamente condivisa dai cultori e dagli esperti di arti marziali quella di considerare la Muay Thai, nota anche come Boxe Tailandese, una delle forme di combattimento più efficace e completa mai concepite dall’uomo. I maestri siamesi hanno creato infatti un metodo di attacco e di difesa eccezionale grazie soprattutto all’influenza di una fitta rete di contatti provenienti dai paesi limitrofi i cui criteri di attacco si sono amalgamati nel tempo ai sistemi di lotta autoctoni. Questa combinazione ha arricchito massicciamente il repertorio metodologico della Muay Thai che ha sviluppato molteplici strategie per spingere il combattimento nella delicata fase del clinch, del corpo a corpo per limitare al massimo le possibilità offensive dell’avversario. Pare tuttavia che quest’arte millenaria fosse utilizzata anticamente dai guerrieri thailandesi in caso di perdita delle armi durante le dolorosissime lotte del popolo Thai per la difesa dell’unità nazionale. Un’antica leggenda popolare racconta che il principe ereditario del regno di Siam nell’attuale Thailandia, fatto prigioniero dallo spietato re birmano, per reagire alla schiavitù nella quale era stato ridotto riuscì a conquistare la libertà battendo a mani nude e con indicibile potenza dieci tra i più valorosi guerrieri del re. Secondo alcune versioni, quel giorno con il principe Nai Khanom Thom ottennero la libertà tutti i prigionieri appartenenti al popolo di Siam. Era il 17 marzo, giorno rimasto memorabile nella tradizione thailandese e ormai consacrato alla Muay Thai. E’ tuttavia curioso sapere che l’antico regno di Siam solo nel 1949 assunse la denominazione definitiva di Thailandia, una parola che deriva dall’aggettivo Thai che in lingua thailandese significa appunto "libero". Non sorprende allora che la Muay Thai in Thailandia, così radicata nella cultura e nelle sue tradizioni, sia considerata lo sport nazionale per eccellenza. Nella cultura occidentale, in particolare in quella inglese è più comunemente conosciuta come “The science of the eight limbs", un’espressione che spiega e insieme chiarisce l’orientamento base di una delle più dure ed impegnative specialità tra gli sport da combattimento in grado di impiegare otto particolari punti del corpo per colpire: mani, tibie/piedi, gomiti, ginocchia.

stacks_image_A8968E80-2091-4035-9FC8-CCDF7565FEA5